
dalla vicenda storica di Gilles de Rais e dalla fiaba di Perrault
spettacolo consigliato ad un pubblico adulto
Interpreti:
Silvia Furlan, Martina Scienza, Giorgio Maggi, Raffaele Eccheli
Regia e drammaturgia: Elena Marino
Collaborazione alla regia: Mara Pieri
Produzione: Teatrincorso Spazio 14 – Contemporanea Teatri, con il contributo finanziario di: Provincia Autonoma di Trento, Università degli Studi di Trento, Opera Universitaria di Trento, C.U.C.-Trento
Presentazione
Tra Storia e favola la vicenda di Gilles de Rais, il Barbablù storico, ‘mostro’ evocato ed atteso che non compare mai, ma domina la scena.
Uno spazio diviso in un ‘davanti’ e un ‘dietro’, un ’sopra’ e un ’sotto’, l’inferno e la sua facciata.
L’interno di un castello che diventa la scacchiera di una sottile e perversa battaglia fra quattro personaggi, il più stretto entourage, la ‘famiglia’ di Gilles de Rais.
Uno spettacolo che studia il cerchio disegnato intorno al Male, l’intreccio di complicità e connivenze, analizza le vittime-carnefici che il Male genera intorno a sé e dalle quali è a sua volta generato, in un rapporto simbiotico e circolare senza fine.
Una storia frantumata in un loop di situazioni quotidiane e bagliori di surreale violenza.
Azioni compiute per ferire, segnare, affermare in maniera più o meno palese il dolore, nel suo significato carnale, dissacrante, violento e violatore.
Gilles de Rais è figura affascinante, ma è anche emblema dell’orrore, di una crudeltà tragica e perfetta nel suo andare fino in fondo all’assoluta violenza.
Eppure, il male che emerge nell’ambiente che lo circonda, nelle persone che per amore o per interesse gli stanno accanto, è forse ancora più forte, ancora più pericoloso, ancora più tagliente di quello del ‘mostro’ stesso, perché legato al quotidiano, al vivere di gente ‘normale’, vicino ad ognuno di noi.
Ecco, gli uomini e le donne di questo spettacolo sono vicini a tutti noi. Sono esseri umani che agiscono per pura necessità: segnati in modo indelebile dalla spirale di relazioni perverse innescata dalla violenza di Barbablù, essi non cercano altro che di sopravvivere, in mezzo a distruzione, ricordi insostenibili, quotidianità laccata di normalità, violenza generata da violenza.
Fra i personaggi Catherine, Anna, Henriet e Poitou si innescano meccanismi di fiducia, inganno, ricatto, conquista; meccanismi nei quali nessuno può dirsi vincitore, nessuno è migliore degli altri, nessuno si astiene dal ferire, dal distorcere la propria e l’altrui realtà, nessuno è innocente né puro. Questi quattro esseri sono perdenti, anche quando vincono nelle loro piccole battaglie di soprusi quotidiani. Perdono perché l’incontro e la convivenza con il dolore e l’orrore hanno insegnato loro ciò che ogni vittima impara sulla propria pelle: è il gioco del carnefice ad avere la meglio, è il gioco del carnefice l’unico modo per non essere più vittime.
Lo spettacolo non si propone di indagare i motivi della perversione di Gilles de Rais, né tantomeno di giustificare la sua figura. Lo spettacolo parla del dolore e dell’orrore che ognuno di noi può incontrare nella sua piccola quotidianità. Della violenza dissimulata che talvolta infetta le relazioni e le distorce. Dell’orrore insito nella mente e nelle azioni di chi dal dolore e dalla violenza è stato marchiato a fuoco.
La stessa porta vietata della favola di Barbablù diventa simbolo di un confine materiale di cui tutti noi vorremmo disporre, un limite rassicurante e concreto tra ciò che è bene e ciò che è male, tra ciò che è ‘altro’ e incontrollabile, e un ‘noi’ perfettamente inserito nello spettacolo della normalità quotidiana. Ma, con le parole di Bruno Bettelheim: "finché non saremo disposti a vedere la violenza come una parte della natura umana, non saremo mai in grado di farvi fronte in maniera efficare".
Gilles de Rais
Personaggio della Francia nel XV sec. molto studiato in epoca moderna, al quale anche Bataille ha dedicato un libro, Gilles de Rais è descritto orgoglioso e bellissimo, amante delle arti e della musica, celebrato compagno di battaglie di Giovanna d’Arco, profondamente cristiano, potente e ricchissimo. Lo stesso Rais che nel corso di dieci anni, con l’aiuto dei suoi servi Henriet e Poitou, violentò, torturò e uccise più di 200 bambini, soprattutto maschi, compresi tra i 6 e i 18 anni. Ragazzini dalla cui bellezza e capacità di provare dolore Gilles de Rais era, come lui stesso confessò, irresistibilmente affascinato. Solo una straordinaria capacità di cantare poteva salvare le vittime dalla morte – come accadde a quello che poi divenne uno dei suoi servi e complici, Poitou.
Portato sotto processo nel settembre 1440, Barbablù confessò dettagliatamente tutti i suoi crimini. Scomunicato e condannato a morte per i reati di sodomia, pedofilia, omicidio ed eresia (si diceva che spesso evocasse il diavolo nel corso dei suoi festini), fu giustiziato insieme ai suoi servi il 26 ottobre 1440.
La favola di Barbablù
Teatrincorso intreccia insieme la vicenda di Gilles de Rais e la nota fiaba del Castello di Barbablù, le cui numerose versioni nel folklore europeo pare derivino dalla realtà storica di Gilles de Rais. George Steiner utilizzò proprio la favola di Barbablù come un simbolo dell’incolmabile distanza fra le dichiarazioni di elevata moralità dell’Occidente e la sua pratica della tortura, del pogrom, del massacro.
Lo spettacolo
Lo spettacolo non mette in scena il ‘mostro’, ma punta l’attenzione sulle complicità che proliferano intorno al male e alla violenza. Non parla di pedofilia, ma di come ognuno di noi, nei piccoli compromessi quotidiani, negli intrecci più familiari e ‘normali’, possa essere segnato dalla violenza e dalla distorsione della realtà provocata dal dolore che la violenza genera.
Confermando lo stile delle ultime produzioni, Teatrincorso sceglie di lavorare con immagini forti ed evocative, ma anche con un testo costruito come meccanismo portante dello spettacolo, lasciando che la visionarietà delle situazioni diventi inquietante sia sotto il profilo della parola, sia sotto quello dell’immagine.
BIbliografia
Ernesto Ferrero, Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo, Torino 2004
Paolo Rossi, Bambini sogni furori. Tre lezioni di storia delle idee, Milano 2001
Bruno Bettelheim, Sopravvivere, Milano 1971
Françoise Sironi, Persecutori e vittime. Strategie di violenza, Milano 2001
Georges Bataille, Il processo di Gilles de Rais, Parma 1982 (Bataille, Georges. The Trial of Gilles de Rais Amok Books).
Benedetti, Jean. Gilles de Rais. Stein and Day.
Bordonove, Georges. Gilles de Rais. Pygmalion.
Hyatte, Reginald. Laughter for the Devil: The Trials of Gilles De Rais, Companion-In-Arms of Joan of Arc (1440). Fairleigh Dickinson Univ Press.
Morgan, Val. The Legend of Gilles De Rais (1404-1440) in the Writings of Huysmans, Bataille, Plancon and Tournier ("Studies in French Civilization", 29) Edwin Mellen Press.
Nye, Robert. The Life and Death of My Lord, Gilles de Rais. Time Warner Books.
Wolf, Leonard. Bluebeard: The Life and Times of Gilles De Rais. Potter.
