
drammaturgia e regia: Elena Marino
interprete: Silvia Furlan
video: formafluens
luci: Paolo Dorigatti
musiche: CVA2, Radiohead, Gurdjieff, Meredith Monk, Kronos Quartet
effetti vocali digitali: formafluens
NOTE DI REGIA
Un’attrice che è tre personaggi diversi, tre zone della propria penombra, donna, uomo, neutro: il mostruoso. Oppure Arianna, Teseo, il Minotauro. Questi nomi, questa storia permettono di avventurarsi nella zona "altra" nella quale affiorano le voci che il silenzio e la violenza del quotidiano tentano di dimenticare.
L’eroe entra nel labirinto per compiere una lapidazione, un assassinio, una violenza legalizzata, ideologica contro l’altro, il diverso, il destinato ad essere vinto…
Ma nel labirinto la vittima può ripercorre il cammino opposto e riacquistare la propria forza raccontando la necessità di una storia diversa, di un altro sistema di riferimento, di una "zona" che non è quella del mondo e delle parole dei "vincitori".
E’ questa l’attualità del labirinto e della riflessione sui racconti menzogneri che ne hanno occultato l’originaria funzione. Arianna in origine non era una ragazzina pronta a tradire il fratello per un nuovo amante: era una regina potente, custode della vita e della morte. Il Minotauro non era un essere mostruoso: era il simbolo del ciclico mutarsi della vita, nella sua alternanza di vita e morte, di bene e male. La versione del mito più nota, che ci è giunta attraverso i racconti degli antichi Greci, è una versione "di comodo" che dietro una storia d’amore cela la realtà di una colonizzazione (Creta) e l’annientamento di una civiltà con i suoi riferimenti religiosi.
Menzogna, occultamento e cancellazione dei vinti sono, purtroppo, le parole chiave della nostra epoca.
Labirinto. Bisogna lasciarsi andare alla danza per comprendere. Ma bisogna essere lucidi per non lasciarsi cancellare dalla violenza.
Il corpo dell’attrice e l’immagine proiettata: gioco di ritmi, ombre, emozionalità del pensiero.
Voce e mezzo meccanico, fisicità e sonoro: tessere una tela narrativa di atmosfere, oscurità, illuminazioni, ‘zone’ appunto.
Non sono i ‘personaggi’ a condurre il gioco, ma la parola-segno, la parola-suono, la parola-amuleto, la parola-mappa, la parola-visione.
Gli occultamenti del mito: Arianna, Teseo, il Minotauro
La versione più conosciuta del mito di Arianna e Teseo racconta che quest’ultimo, per salvare i giovani ateniesi che Creta chiedeva in tributo ad Atene per sacrificarli al Minotauro (mostro metà uomo e metà toro rinchiuso al centro del Labirinto), entrò nel Labirinto e uccise il Minotauro, con l’aiuto di Arianna, principessa figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae, e quindi sorella del Minotauro stesso. Teseo avrebbe poi portato via con sé Arianna, promettendole di sposarla, ma l’avrebbe invece abbandonata dormiente sull’isola di Naxos e avrebbe fatto ritorno ad Atene senza di lei. Arianna, al suo risveglio, si sarebbe trovata sola e disperata sull’isola, ma sarebbe stata consolata da Dioniso, giunto presso di lei con le sue baccanti, e in seguito trasformata in costellazione (detta della “Corona”).
In realtà sappiamo che a Creta si aveva il culto di una Signora del Labirinto (Arianna), alla quale veniva offerto il miele, e che donava salvezza pur essendo una regina degli inferi, cioè donava la rinascita o uscita dal labirinto, visto anche come grembo materno, zona infera e zona cosmica, stellare… non a caso, forse, la spirale di certi labirinti coincide con la forma a spirale delle galassie e della svastica originaria.
Sappiamo anche che gli Ateniesi contrastarono militarmente la potenza marittima dei Cretesi, in origine più potente e grande della loro, così le avventure del “conquistatore” Teseo, con la cattura e rapimento della principessa cretese (probabilmente invece una dea), alludono proprio alla rivalsa militare ateniese. La storia dell’innamoramento della ragazza Arianna per il giovane straniero coprirebbe dunque una vicenda politico-militare ben diversa.
La via della conoscenza interiore proposta dall’antichissimo simbolo del Labirinto sarebbe dunque stata “occultata” e adattata per rispettare le esigenze politico-militari e religiose di un popolo conquistatore, e così nuovamente nei secoli.
“…un bello spettacolo serale intitolato “Zone” e proposto da Teatrincorso,
che ha presentato un lavoro sul mito del Minotauro, su elaborazione
drammaturgica di Elena Marino, affidato alla bella presenza scenica di
Silvia Furlan. Un coinvolgente percorso di avvicinamento alla storia di Teseo
e di Arianna declinato interamente al femminile e attraversato da chiari
rimandi simbolici, attualizzati in un linguaggio scenico semplice ma non per
questo poco eloquente. La compattezza del lavoro di Teatrincorso tradiva
una lucidità d’intenti e una cifra stilistica davvero apprezzabili”.
Laura Novelli – Vetrina Internazionale del CND Roma 2002
“Messi in campo valori opposti e contrari, il conflitto non viene alla fine
risolto e la luce porta con sé l’ombra del mistero…E questo è uno dei meriti
che vanno riconosciuti alla scrittrice/regista di Zone che, con il suo gruppo,
lascia il segno di una presenza significativa nel panorama delle nuove
figure professionali”.
Alfio Petrini – Primafila n. 92 – Febbraio 2003
Lettera di Gabriella Stanchina – 4 luglio 2003
“…Viscerale, è con questo aggettivo che chiede di essere definito il lavoro
”Zone” della Compagnia Teatrincorso… Per un’ora l’autrice e regista, con
la complicità di una interprete capace di profonde metamorfosi, ha trascinato
l’attenzione del pubblico in un viaggio introspettivo all’interno della mente
umana… Il ritmo è rimasto per tutto il tempo alto, come quello di un video-
clip che provoca reazioni opposte e violente. Fino all’applauso finale, forte
e liberatorio per il pubblico che è rimasto inchiodato alle poltrone, bloccato
dal pensiero pressante che il labirinto più oscuro è la mente umana”
Alex Franchini – L’Adige – 22 novembre 2003
La Repubblica – 15 aprile 2004



DURATA
60 minuti
MISURE SPAZIO SCENICO
larghezza mt. 6
profondità mt. 6
altezza mt. 4
FORNITURA ELETTRICA
min. 20 KW, per l’impianto di illuminazione
3 KW monofase 220 V per il videoproiettore e l’impianto fonico in regia
ESIGENZE
Oscurabilità totale
Americana o graticcia sul fondo per appendere un tulle.
Scala o altro collegamento diretto tra palco e platea.
Si fa breve uso di fuoco in scena. Si dichiara che i materiali scenografici impiegati dalla Compagnia Teatrincorso sono tutti certificabili ingnifughi cat. 1
MONTAGGIO
montaggio circa 1 ora
puntamenti circa 3 ore
SMONTAGGIO
smontaggio circa 2 ore
carico circa 1/2 ora
