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Con:
Silvia Furlan e Mara Pieri
Luci:
Enrica Mantovani
Ideazione e regia:
Elena Marino
con il sostegno finanziario di Provincia Autonoma di Trento, Università degli Studi di Trento, Opera Universitaria di Trento, Comune di Trento
Scarica le foto in alta risoluzione (Foto: 2007©Giorgio Maggi):
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Nella quasi totale assenza di parole, nella scatola di un appartamento-mondo, s’intrecciano, si scontrano, si specchiano due vite, due parti, due zone giorno/notte, due storie. Semplicemente due donne. È una storia al femminile, una visione al femminile, un mondo femminile. O forse semplicemente una storia, una visione, un mondo.
Due donne o forse una sola, catturata dallo scorrere insostenibile del tempo-ritmo quotidiano sulla linea di un confine fragile, sospesa fra mondo interno e mondo esterno, stanza e strada, lavoro e cena domestica. Fra stress da troppo lavoro e sfruttamento sessuale, omicidi alla Nikita e adolescenze alla Grease, ritmi elettronici ed eterna sigaretta, romanticismi che non perdonano e piatti da lavare…
C’è un grande silenzio che regna sulle parole possibili, ed esplosioni di voci-pensiero che scattano come meccanismi a orologeria, evadono aspre e autistiche dalle zone più aspre del cuore.
C’è la violenza ironica e talvolta tenera, o atroce, dei dettagli quotidiani, delle piccole schermaglie emotive, degli egoismi necessari, delle paure ingoiate. A proseguire il percorso di ricerca sulla violenza iniziato qualche anno fa, Teatrincorso aggiunge con questo lavoro un tassello dedicato alle forme più comuni e quotidiane e casalinghe del sentirsi "in stato di violenza", fosse anche semplicemente del diffuso malessere da cosidetta "vita normale".
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A__PART (Una parte – In disparte) è la vetrina dietro cui osserviamo due donne assolutamente diverse inciampare in una atipica vita in comune. La casa è una zona-mondo governata da ritmi e oggetti imperscrutabili: il giorno e la notte, la sveglia, il letto, il ventilatore, il disordine degli abiti, gli oggetti altrui. La convivenza si rivela presto un’escoriazione profonda dell’epidermide della loro immagine di donne, ma anche l’emergere di un profondo bisogno di comunicazione e protezione che, nel pudore delle rispettive ferite, disegna l’unica possibilità, benché amara e recisa, di comprensione.
